La moda di questo periodo prevedeva un abito intero aperto frontalmente, indossato sopra una sottogonna, solitamente realizzata nello stesso tessuto dell'abito.
Il corpino risultava aderente, grazie ad un bustino molto stretto che comprimeva fino a togliere il respiro la parte superiore del tronco femminile.
L’ampia scollatura quadrata e le maniche che terminavano al gomito, solitamente abbellite da ricchi polsini cascanti e merletti arricciati imbastiti di volta in volta, completavano l'abitoAnteriormente vi era poi un Piece d'Estomac, ossia un triangolo di tessuto riccamente decorato tenuto in posizione fissandolo con spilli o un'imbastitura al sottostante busto; questo triangolo poteva essere cambiato, dando così la possibilità di rinnovare l’abbigliamento.
Solo nell’ultima metà del secolo il panier, la gabbia di ferro che sosteneva i vestiti, si riduce di dimensioni, si allarga anche anteriormente, e diviene più flessibile; i vestiti si fanno più semplici, meno ricercati e ricchi di particolari. Questo lo si può notare dai grandi ritratti di Gainsborough
ai quali si ispira uno degli abiti in mostra.
Comprendere il significato dell’abito nella sua evoluzione storica come espressione della condizione sociale, conoscere e analizzare la struttura e la forma dell’abbigliamento in analogia con quelle dell’architettura hanno permesso alle allieve di realizzare capi reali e scenograficamente corretti. Il progetto prosegue nella prossima annualità, con l’intento di costituire un vero e proprio laboratorio teatrale, in grado di supportare eventuali iniziative teatrali cittadine legate al mondo della scuola. L’istituto coglie l’occasione per ringraziare l’assessore Fossale e quindi la stessa amministrazione comunale sempre attenta a vivacizzare l’ambiente culturale vercellese e il sig. Valentino Trada che ha gentilmente permesso l’allestimento museale prestando i suoi manichini. |