PROGETTO FOULARD
REALIZZATO DALLE CLASSI
1-2A- 2B- 3- OPERATORE MODA, a.s. 2007/08 |
FOULARD
Nome francese che significa sciarpa e fazzoletto da collo. Viene indossato ripiegato a triangolo e posto sul capo oppure appoggiato sulle spalle. Con il ritorno del classico il foulard ha riacquistato importanza come accessorio, soprattutto se firmato. Indica inoltre un tessuto molto leggero in seta, cotone e fibre sintetiche con il quale si fabbricano foulards, abiti femminili, vestaglie e cravatte. Viene detto poi pettinato foulard un tessuto in lana pettinato leggero per abiti maschili estivi. |
FILM & FOULARD
Nel film ‘Sciarada’ (1963) Audrey Hepburn lo portava annodato sotto il mento con grandi occhiali neri, allo stesso modo facevano Sofia Loren e Jackie Kennedy. Ed esattamente in questa versione lo propone Roccobarocco da abbinare a grandi gonne a ruota con richiami a fantasie anni Cinquanta. Il foulard è una voce molto importante nel prestigio delle griffe più affermate. In Francia, per esempio, sono celebri quelli di Hermès, di Dior, di Saint-Laurent, di Givenchy e di Chanel con il logo della maison di Rue Cambon.
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STILISTI & FOULARD
Torna in auge il foulard tanto amato negli anni Sessanta da donne come Sofia Loren e Jackie Kennedy. Per questa primavera/estate gli stilisti lo reinventano in diverse forme e stili.
Dal provenzale ‘foulat’, in francese ‘foulé’, per indicare una stoffa in seta, seta e cotone, o lana, estremamente lieve, tagliata in quadrato con base più o meno ampia. Parliamo del foulard, accessorio talora indispensabile, quasi mai assente nell’abbigliamento, anche se negli ultimi trent’anni è stato forse dimenticato. Ma niente paura, per la primavera estate, gli stilisti si sono davvero sbizzarriti con questo accessorio proponendolo come abito, come accessorio super glamour e trasposto sulle scarpe.
In Italia i nomi guida del foulard d’autore sono stati Gucci, Ferrragamo, Roberta di Camerino, seguiti poi da tutti gli stilisti d’alta moda pronta, da Armani a Mila Schon e Ferrè. Insomma il foulard, per la calda stagione, non solo torna in auge ma addirittura diventa trendy. Roberto Cavalli propone il classico quadrato di twill di seta da annodare come una bandana sul capo delle sue corsare della Costa Smeralda, come quelle delle mannequin di Galliano.
Lacroix lo preferisce in una acconciatura alla creola con un prezioso gioiello, il trench in seta di Tao Comme des Garcon è costituito da un collage di stampe foulard, mentre occorrono ben quattro foulard per comporre l’abito di Miller. Alberto Biani lo trasforma in un bikini anni Cinquanta, mentre i foulard di Hermès, reinventati da Gautier, s’intrecciano negli chignon, s’imprimono sul retro dei gilet per poi annodarsi sul davanti ed infine diventano lunghe tuniche da indossare sui pantaloni.
Hanno un sapore gipsy gli abiti con forti grafismi disegnati da una delle decane dei foulard, Roberta di Camerino. Louis Vuitton predilige un ‘sac foulard’ in seta ricoperta di vinile nei toni del bianco e del rosa fragola con motivi di catene dorate, con il foulard che diventa anche manico della borsa. Nella gonna ampia di Collection Privée i foulard diventano teli sbiechi, tutti diversi, cuciti insieme, mentre è lussuosissimo lo chemisier di Etro che assembla fantasie esotiche. |
Sarà l'accessorio cult dell'estate. Il foulard è un dettaglio irrinunciabile, tanto che gli stilisti lo hanno proposto declinato in tutte le varianti di colore e dimensione. Colorato, fantasia o tinta unita, è un accessorio passepartout, perfetto per il giorno, ma anche per la sera. Da portare drappeggiato intorno al collo, da indossare come un cintura o da annodare sul capo come fosse una bandana.
In spiaggia è perfetto per proteggersi dal sole senza perdere il proprio glamour, in città è ideale in ufficio con la camicia, o la sera, più sbarazzino, legato al polso o indossato come |
FOULARD
Nome francese che significa sciarpa e fazzoletto da collo. Viene indossato ripiegato a triangolo e posto sul capo oppure appoggiato sulle spalle. Con il ritorno del classico il foulard ha riacquistato importanza come accessorio, soprattutto se firmato.
Indica inoltre un tessuto molto leggero in seta, cotone e fibre sintetiche con il quale si fabbricano foulards, abiti femminili, vestaglie e cravatte.
“Indossa sempre, comunque e immancabilmente un foulard bianco di Hermès. (…) E’, come dire, un pò il suo marchio, il suo tratto distintivo. Tutto il mondo sa che Miranda Priestly non esce di casa senza un foulard bianco di Hermès.” (da “Il diavolo veste Prada” di Lauren Weisberger)
Dalle pagine del best seller del momento, da poco trasposto in versione cinematografica, l’icona mondiale dello stile Miranda Priestly sceglie di rappresentarsi con un foulard. E in effetti l’accessorio giusto al posto giusto ha il potere di rendere trendy anche una mise banale. Il foulard in particolare è l’accessorio duttile per eccellenza, per i mille modi in cui è possibile indossarlo e per il suo adattarsi alle occasioni più diverse. |
TIPI DI FOULARD
Etnico: per una festa sulla spiaggia o per un viaggio con meta esotica, il foulard appoggiato sulla fronte e legato all’altezza della nuca, con la stoffa rimanente drappeggiata sulla schiena, vi farà sembrare una principessa araba. Potete abbinarlo a gioielli etnici e gonnelloni o sdrammatizzarlo con un paio di jeans.
Bandana: sempre portato sul capo, ma piegato in due e legato sotto l’attaccatura dei capelli sulla nuca come una bandana. L’effetto sarà più o meno 70ies a seconda della fantasia del foulard che utilizzate. Viceversa, sulla spiaggia, un foulard di seta abbinato ad un costume intero formerà un insieme estremamente chic.
Formale: è intramontabile il foulard lasciato scivolare sulle spalle sopra al tallieur. Vi sembra troppo classico anche per le occasioni più eleganti? Basta abbinarlo alla cintura, ai gioielli, alle scarpe. Il tutto giocato sulle tinte giuste in base al colore del tallieur.
Jeans-chic: un foulard di seta infilato nei passanti dei vostri soliti jeans a vita bassa li renderà originali e trendy. Scegliete il foulard in base alle scarpe che indosserete: in seta con una fantasia classica con i tacchi a spillo, in cotone a pois con le sneakers.
Glamour: per lasciare tutti a bocca aperta, portate il vostro foulard preferito con voi dal parrucchiere. Ci sono acconciature incredibili realizzate con il foulard intrecciato nello chignon. Per un risultato strepitoso.
Lolita: la semplice coda di cavallo fermata da un foulard dà un tocco fresco e sbarazzino a qualsiasi mise. Può essere adottata per sdrammatizzare il classico tallieur pantalone; mentre quest’estate, se abbinata agli abiti effetto lingerie che andranno per la maggiore accentuerà l’effetto lolita.
Sexy-top: il foulard utilizzato come top è sensuale e femminile. Lascia infatti scoperta la schiena, mentre sul davanti è drappeggiato il modo da valorizzare il decollettees. E’ importante fare diverse prove prima di indossarlo per una serata importante, per assicurarsi che sia perfetto. |
IL FOULARD DEGLI ANNI 70
Sul finire degli anni 60 a cavallo con i 70, gli accessori moda ricoprivano un ruolo importantissimo nella moda. Uno di questi era il foulard che non si voleva più in testa come storico copricapo ma annodato al collo. Le cravatte infatti erano ai minimi storici perché in piena contestazione giovanile, esse più di ogni altro capo d’abbigliamento, rappresentavano il “sistema” verso il quale tutti erano contro. Inoltre le scollature andavano aumentando: le camice si portavano aperte, con un paio di bottoni slacciati e i grandi colletti ben aperti sulle spalle. Mai come in questo periodo si è vista una dilagante moda unisex e anche i foulard e le sciarpettine rientravano in questo contesto.

Vi era una sorta di continuità sulle lunghezze in uso che andava da semplici foulard annodati davanti, a modelli più lunghi fatti però come piccole sciarpettine da portare attorno al collo anche in abbinamento con un capellino uguale. Oppure a volte era lo stesso foulard che si legava attorno al cilindro di un cappello dalle tese larghe. Sui capelli (e legati sotto al mento) venivano indossati solo dalle donne più anziane. Tutti gli altri li portavano annodati al collo, centralmente o lateralmente, oppure legati attorno alla testa a mo di fascia fermacapelli come da tradizione hippy.
Dai foulard più lunghi, si passava a vere e proprie sciarpe (come ancora oggi se ne vedono) fino a lunghissimi modelli cadenti fino a metà vita. Spesso in maglieria, riprendevano la moda patchwork (tanti colori che si rifacevano alle geometrie dei barboni di strada) e andavano avvolte attorno al collo con le estremità cadenti una davanti e una dietro. Questo perché lo spessore della maglieria rendeva difficoltoso fare nodi, contrariamente ai foulard in seta o in fodera stampata, quindi molto più sottili di spessore. Basta infatti guardare un film o una copertina di un disco dei primissimi 70 per poter notare sciarpe chilometriche e/o foulard dai mille colori. Pensate al Battisti di “Acqua azzurra acqua chiara”, alla M.A. Melato di “Mimì metallurgico…”, alla copertina di Ummagumma dei Pink Floyd, pensate alle tante comparse nelle centinaia di film col mitico commissario Betti (interpretato dal biondo e baffuto Maurizio Merli) e avrete un vasto campionario sott’occhio. |
IL FOULARD MUSULMANO Il termine hijab (arabo ijâb) deriva dalla radice h-j-b, «nascondere allo sguardo, celare», e indica «qualsiasi velo posto davanti a un essere o a un oggetto per sottrarlo alla vista o isolarlo». Acquista quindi parimenti il senso di «tenda», «cortina», «schermo». Ciò che in Occidente viene chiamato "velo" e che si insiste erroneamente ad attribuire all'Islam esiste ben prima di esso. Una legge del XII secolo a.C. nella Mesopotamia assira sotto il regno del sovrano Tiglat-Pilesar I (1115 a.C. — 1077 a.C.) rendeva di già obbligatorio portare il velo all'esterno a ogni donna sposata. Esso appariva anche nel mondo greco, tant'è vero che Elena, moglie di Menelao, si velava per uscire.Nel mondo greco la condizione della donna prese a deteriorarsi ed ella subisce la sua disfatta storica col "secolo d'oro" di Pericle.Solo le prostitute avevano all'epoca diritto all'educazione, mentre la donna "onesta" si vela per uscire. Questa situazione si riscontra in tutto il Mediterraneo .E’ importante precisare che l'uso del velo non è pratica esclusivamente e specificatamente musulmana, ma semmai araba e anteriore all'Islam, essendo diffuso anche in varie altre culture e religioni, come quella cristiana orientale e bizantina. Il suo scopo principale è quello di segnalare le differenze sociali, indica ciò che deve essere rispettato, ciò che è sacro.

Il testo sacro islamico invita quindi le donne (che secondo le abitudini beduine portavano vesti legate e svolazzanti), ad abbassare le loro ampie vesti sui loro petti e a non svelarsi se non davanti ai parenti e a non avere comportamenti provocatori - cosa valida anche per gli uomini - e questo perché il Corano mira innanzi tutto alla tranquillità sociale, invitando più alla buona educazione che al pudore con connotazioni sessuali, almeno quando si tratta di abbigliamento.
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